
IL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA
Come testimoniato dal libro bianco, pubblicato dal Ministero del Lavoro nell'ottobre 2001, per anni il mercato del lavoro italiano è stato caratterizzato da strutturali condizioni di difficoltà, acuitasi dopo la crisi attraversata all'inizio degli anni '90. Tuttavia, pur continuando a registrare un ritardo rispetto a tutti gli altri paesi industrializzati (ritardo di cui il tasso di occupazione è un fedele indicatore), si è assistito negli ultimi anni ad un andamento moderatamente favorevole nella dinamica degli indicatori occupazionali. Va sottolineata l'emersione di una maggiore correlazione tra crescita del prodotto e crescita dell'occupazione, (tabella 4) nonché un consistente aumento dell'importanza relativa delle cosiddette forme di lavoro atipico.
Nel 2000 il tasso di disoccupazione in Italia è diminuito rispetto all'anno precedente (10,8% rispetto a 11,7% - aprile/aprile).
La riduzione complessiva del tasso di disoccupazione si è ripercossa in misura proporzionalmente più elevata sul mercato del lavoro femminile: nel 2000 l'aumento del numero complessivo delle donne occupate è stato pari a 209.000 unità (+2,8%) ed il tasso di occupazione femminile è stato pari al 39,3%.
Tuttavia, la positività di tale dato risulta appannata se lo confrontiamo con la media del tasso di occupazione femminile in Europa, pari al 53,1% (1999).
Nel 2000 è proseguito il calo dell'occupazione sia nel settore agricolo (-2%) sia in quello industriale (-0,3%). Sono invece aumentati i lavoratori del terziario (+2,8%), dove l'occupazione nel settore commercio è complessivamente aumentata del 3%.
Come si evince dalla tabella 1, nel 2000 le migliorate prospettive occupazionali hanno influito sul mercato, favorendo la ricerca attiva di lavoro. Tuttavia, l'ingresso di nuovi soggetti sul versante dell'offerta va in qualche modo a discapito dei disoccupati di lunga durata, che in qualche modo vengono scavalcati da elementi più competitivi.
La mobilità occupazionale complessiva non è ancora stata, nell'anno 2000, influenzata in misura sensibile dalla diffusione del lavoro atipico.
Va segnalato come la situazione del mercato del lavoro in Italia non possa essere chiaramente identificata se non se ne segnali la profonda dicotomia tra Centro-Nord e Sud del Paese. Infatti , come indicato nel già citato libro bianco pubblicato dal Ministero del Lavoro nell'ottobre del 2001, la causa principale del gap italiano è ascrivibile al Mezzogiorno, che dista dagli attuali livelli medi UE di oltre venti punti percentuali sia per il totale sia per la componente femminile. Nondimeno, anche nelle regioni del Centro-Nord i livelli occupazionali rimangono inferiori rispetto ai livelli medi dell’UE (59,9% contro 63,3% per il totale e 48% contro 53,4% per la componente femminile).
La stessa fonte cita come Il divario territoriale debba essere sommato ai problemi di carattere generazionale. Le prospettive dei giovani per un rapido accesso al mercato del lavoro, pure se migliorate negli ultimi anni grazie alle maggiori flessibilità disponibili, appaiono ancora contraddistinte da difficili processi di transizione dalla scuola al lavoro, dal lavoro alla formazione e dalla formazione al lavoro. I lavoratori anziani, penalizzati dagli scarsi incentivi alla prosecuzione dell’attività lavorativa e che non appaiono beneficiare delle tipologie contrattuali flessibili adottate, continuano a ridurre la loro quota ufficiale nella popolazione lavorativa. Le donne, per le quali la crescita occupazionale nell’ultimo quinquennio è stata più consistente, specie nel Centro-Nord, continuano a soffrire di una difficile condizione di accesso e di permanenza sul mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione in Italia si è progressivamente ridotto e si presume che continui a ridursi anche nei prossimi anni. Tuttavia, esiste un grave problema di disoccupazione di lunga durata: il tasso di disoccupazione di questo segmento è, infatti, pari all’8,3%, mentre la media europea si posiziona al 4,9%. Ciò testimonia l’inefficacia delle azioni preventive e il rischio di esclusione sociale da parte di coloro che perdono il posto di lavoro.
Per i dati aggregati sulle necessità di figure professionali da parte delle imprese si rimanda alle tabelle 4.1 e 4.2, così come alla tabella 4.3 per i dati aggregati riguardanti le figure professionali considerate di difficile reperimento.
L'analisi di genere è stata svolta nel corso del progetto, ma non è stata riportata nella versione definitiva in quanto i dati più aggiornati (Osservatorio Regionale sul Mercato del LAvoro - Donne e Lavoro in Piemonte ed. 2000), riportano esclusivamente i dati relativi al 1999, giudicati non compatibili con quelli più recenti illustrati nel corso dell'analisi.
Figura 1: Mercato del lavoro - flussi tra condizioni (su popolazione compresente) aprile '99-'00
![]() |
Figura 2: 2000 - entrati ed usciti dall'occupazione e dalla disoccupazione in 12 mesi - valori in .000
![]() |
Fonte: ISFOL - Sintesi 2000
Tabella 1: Caratteristiche dei flussi in entrata ed in uscita dall'occupazione e stock di occupati
(popolazione compresente 1999-2000)
![]() |
Fonte: ISFOL - Sintesi 2000
Tabella 2: Tassi di disoccupazione nel 2000 e variazioni rispetto al 1999 (valori %)
|
|
Aprile1999 |
Aprile 2000 |
Variazione
Aprile 1999 - Aprile 2000 |
|||||||
|
|
Valori assoluti |
Valori assoluti |
Valori assoluti |
|||||||
|
|
Maschi |
Femmine |
Totale |
Maschi |
Femmine |
Totale |
Maschi |
Femmine |
Totale |
|
|
tasso di disoccupazione |
8,8 |
16,3 |
11,7 |
8,3 |
14,9 |
10,8 |
-0,52 |
-1,41 |
-0,85 |
|
|
tasso di disoccupazione giovanile (15-24) |
28,6 |
38,3 |
32,9 |
28,4 |
35,3 |
31,5 |
-0,25 |
-3,04 |
-1,48 |
|
|
tasso di disocc. di lunga durata |
5,4 |
9,7 |
7,0 |
5,1 |
9,0 |
6,6 |
-0,29 |
-0,66 |
-0,42 |
|
|
tasso di disocc. giov. (15-24) di lunga durata |
16,4 |
21,9 |
18,9 |
16,2 |
20,5 |
18,1 |
-0,18 |
-1,45 |
-0,74 |
|
Fonte: ISFOL - Sintesi 2000
Tabella 3: Caratteristiche dei flussi in entrata nell'occupazione
(popolazione compresente 1999-2000)
|
Modalità |
Ingressi |
|
|
|
Aprile 1999-2000 |
|
|
|
Val.
ass. |
%
|
|
Mesi
di ricerca lavoro |
|
|
|
Mancante
|
33 |
2,4 |
|
0-6
mesi |
203 |
14,8 |
|
7-12
mesi |
127 |
9,2 |
|
13-24
mesi |
115 |
8,3 |
|
Oltre
25 mesi |
234 |
17,0 |
|
Non
in cerca |
664 |
48,3 |
|
Totale |
1.376 |
100,0 |
Fonte: ISFOL - Sintesi 2000
Tabella 4: Elasticità dell’occupazione al PIL: evoluzione nell’ultimo quindicennio
| 1985-1990 | 1990-1995 | 1995-2000 | |
| Variazione % cumulata del PIL | 15,1 | 6,5 | 9,8 |
| Variazione % cumulata delle unità standard di lavoro nei conti nazionali | 3,7 | -3,8 | 4,1 |
| Variazione % cumulata delle persone occupate nell’indagine forze di lavoro | 1,8 | -4,7 | 5,3 |
| Contenuto occupazionale della crescita (unità standard) | 0,24 | -0,59 | 0,42 |
| Contenuto occupazionale della crescita (persone occupate) | 0,12 | -0,72 | 0,54 |
Fonte: Ministero del Lavoro, elaborazioni su dati ISTAT, conti nazionali e indagini sulle forze di lavoro (per il periodo 1990-95, la serie dell’occupazione nell’indagine forze di lavoro è quella ricostruita dalla Banca d’Italia per tener conto del break nell’indagine all’ottobre 1992).
Tabella 4.1: Italia - assunzioni previste per il 2001 di diplomati e con istruzione o qualifica professionale, per indirizzo di studio e caratteristiche richieste
Fonte: Unioncamere, Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior 2001
Tabella 4.2: Italia - assunzioni previste per il 2001 di laureati e di diplomati universitari, per indirizzo di studio e caratteristiche richieste
Fonte: Unioncamere, Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior 2001
Tabella 4.3: Italia - assunzioni previste per il 2001 e considerate di difficile reperimento e motivi della difficoltà, per settori di attività, ripartizione territoriale e classe dimensionale
Fonte: Unioncamere, Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior 2001
IL MERCATO DEL LAVORO IN PIEMONTE - BREVE SINTESI
Il mercato del lavoro piemontese ha registrato tra la fine dello scorso millennio e l'inizio dell'attuale una marcata dinamicità, superando la fase di stagnazione che aveva caratterizzato la seconda metà degli anni '90, a sua volta causata dalla recessione del periodo precedente (primo lustro degli anni '90). Infatti, la più evidente ripercussione della recessione sul mercato del lavoro era l'incapacità del sistema economico di avviare e mantenere un efficace processo di job creation.
Sulla base di quanto diffuso dall'Osservatorio sul Mercato del Lavoro, nel 1999 le stime indicano una significativa espansione dei posti di lavoro (+38.000 unità), trainata dal settore terziario, e i dati delle prime rilevazioni dell'anno 2000 confermavano pienamente la prosecuzione di questa tendenza, accompagnata da un consistente calo della disoccupazione.
Nei primi 7 mesi del 2000 (in relazione al periodo gennaio/luglio del 1999) il numero degli occupati è aumentato complessivamente in Piemonte di circa 43.000 unità (+2,5%). Tale aumento (Tab. 7) è superiore sia a quello del dato italiano nella sua complessità (+ 1,6%), sia a quello del Nord-Ovest (+1,3%) dello stesso periodo.
Appare auspicabile che, al descritto miglioramento della situazione occupazionale, corrisponda un parallelo incremento delle risorse impiegate per la formazione. Infatti, fino al 1998 dette risorse apparivano, in Piemonte, proporzionalmente inferiori a quelle utilizzate in altre regioni del Centro-Nord (Tab. 8).
Figura 3: Piemonte - occupati
per sesso e settore di attività. Variazioni % 1993-2000 (media
rilevazioni gen-apr-lug)

Fonte: Osservatorio Regionale sul Mercato del Lavoro
Figura 4: Piemonte - occupati nei servizi per sesso e ramo di attività. Variazioni % 1993-2000 (media rilevazioni gen-apr-lug)

Fonte: Osservatorio Regionale sul Mercato del Lavoro
Tabella 5: Piemonte - occupati per sesso, settore e tipo di occupazione 1999-2000 (x1000)

Fonte: Osservatorio Regionale sul Mercato del Lavoro
Tabella 6: Piemonte - occupati per settore di attività e sesso 1999-2000 (x1000)

Fonte:
Osservatorio Regionale sul Mercato del Lavoro
Tabella 7: Italia: occupati per area territoriale e sesso 1999-2000 (x1000)

Fonte: Osservatorio Regionale sul Mercato del Lavoro
Tabella 8: Spesa media per la formazione professionale(a) rispetto alle forze di lavoro (migliaia di lire).
|
Regioni |
1995 |
1996 |
1997 |
1998 |
|
Valle
d'Aosta |
364,4 |
436,3 |
441,8 |
481,5 |
|
Piemonte |
72,5 |
119,9 |
137,5 |
137,1 |
|
Liguria |
109,1 |
162,6 |
74,0 |
158,4 |
|
Lombardia |
72,7 |
70,8 |
104,3 |
196,4 |
|
Veneto |
69,1 |
97,6 |
131,2 |
131,8 |
|
Prov.
Aut. di Trento |
427,0 |
564,0 |
647,3 |
652,5 |
|
Prov.
Aut. di Bolzano |
481,1 |
484,4 |
482,5 |
531,8 |
|
Friuli
V. G. |
113,0 |
182,9 |
205,2 |
212,9 |
|
Emilia
Romagna |
103,4 |
176,0 |
125,4 |
137,3 |
|
Toscana |
55,1 |
118,4 |
117,5 |
96,7 |
|
Umbria |
72,5 |
85,8 |
114,5 |
147,4 |
|
Marche |
50,2 |
111,6 |
82,8 |
74,8 |
|
Lazio |
67,6 |
56,8 |
51,2 |
87,8 |
|
Abruzzo |
95,8 |
61,4 |
72,6 |
90,4 |
|
Molise |
146,4 |
199,0 |
225,2 |
234,9 |
|
Campania |
14,8 |
14,2 |
29,1 |
32,8 |
|
Puglia |
85,5 |
83,0 |
60,4 |
95,2 |
|
Basilicata |
357,6 |
462,6 |
610,8 |
617,9 |
|
Calabria |
27,7 |
174,1 |
37,6 |
85,3 |
|
Sicilia |
259,9 |
372,0 |
330,8 |
312,2 |
|
Sardegna |
293,5 |
316,7 |
330,1 |
290,3 |
|
|
|
|
|
|
|
Nord |
96,3 |
129,6 |
139,4 |
180,3 |
|
Centro |
62,0 |
86,6 |
81,9 |
93,3 |
|
Sud |
127,8 |
171,6 |
169,6 |
162,2 |
|
|
|
|
|
|
|
Totale |